Oggi mi sentivo un po’ stranito da tutto questo clamore che si sta facendo intorno all’evasione fiscale, ai controlli degli ispettori del fisco e della Guardia di Finanza, tant’è che mi sono messo a rimuginare sui perchè in Italia è così difficile rispettare le norme fiscali a costo di essere beccati in flagrante. Infatti le domande che mi sono posto sono state molteplici: “Perchè gli Italiani rischiano così tanto per non pagare le tasse violando la legge?” “Perchè un rischio così alto non se l’assumono anche per altre violazioni?” Pensandoci bene, il rischio che ti assumi violando la normativa fiscale può provocarti conseguenze alla lunga molto più gravi rispetto, ad esempio, alla violazione di un limite di velocità o della disposizione di non fumare in determinati luoghi. Ma perchè, allora, in così poco tempo siamo riusciti ad essere tutti più disciplinati con l’auto e con le sigarette? Pensiamo soltanto a quello che accadeva sulle strade e quali nuvole di fumo c’erano nei ristoranti o in altri luoghi pubblici non più tardi di 7-8 anni fa, rispetto a quello che accade oggi. Cosa è successo?
Non credo sia accaduto niente di particolarmente eclatante da un punto di vista delle istituzioni, a parte qualche divieto di fumo in più e la patente a punti. Sicuramente questi dispositivi hanno innescato un meccanismo virtuoso ma, a mio avviso, il grosso lavoro è stato compiuto dalla collettività, che ha “imparato” a rispettare gli altri in maniera più rigorosa.
E cos’altro non è la costituzione se non un modo in cui tutti noi dobbiamo “imparare” a rispettare gli altri? Il problema è che la costituzione da sola non basta, ci vuole anche una certa dose di rispetto spontaneo, altrimenti la costituzione rimarrà soltanto una carta e niente più.
E’ ovvio che oggi si fa un gran parlare di EDUCAZIONE FISCALE perchè effettivamente il nocciolo della questione è proprio questo: in Italia la normativa fiscale esiste, quello che manca è il secondo ingrediente, ovvero l’EDUCAZIONE FISCALE. In parole povere gli italiani sanno che DEVONO pagare le tasse ma NON SANNO PERCHE’ le stanno pagando. Se vado dal salumiere e acquisto 3 hg. di mortadella, pagando il prezzo richiesto, ho l’opportunità di soddisfare immediatamente un bisogno (la fame), poichè gli effetti del versamento di un corrispettivo (i soldi) mi procurano uno stato di benessere immediato (il profumo della mortella). Per le tasse questo meccanismo è parziale, ovvero si ferma alla prima fase: il versamento del corrispettivo, manca la parte di verifica immediata del bene ricevuto e da qui nasce il primo malcontento da parte di chi deve versare.
Oltre a questo aspetto, che scatena una ritrosìa principalmente involontaria, in genere si aggiunge un altro aspetto relativo alla verifica successiva di quali siano le modalità di impiego dei soldi che versiamo all’erario. Questa seconda fase, molto più ponderata e frutto di informazioni specifiche, fa sì che l’italiano si ponga in uno stato di assoluta diffidenza nei confronti di chi amministra i soldi da lui versati in favore della collettività, indicandogli metodi illegali di autodifesa.
Una volta chiariti questi aspetti, rimane molto difficile trovare un modo efficace per instradare i connazionali sul terreno dell’EDUCAZIONE FISCALE nel rispetto della collettività.
Ma se ci pensiamo bene esiste un modo, oltre a quello coercitivo, per sviluppare negli italiani una sana EDUCAZIONE FISCALE, altro non è quello di creare un INTERESSE da parte del contribuente al DICHIARARE di più. Così come la patente a punti premia ogni due anni gli automobilisti più virtuosi, anche il fisco dovrebbe premiare gli italiani che dichiarano di più, innescando un meccanismo per cui LE ALIQUOTE FISCALI SI ABBASSANO ALL’AUMENTARE DEGLI INTROITI DICHIARATI. Beh, però sembra ovvio che così facendo il fisco ci rimette. Questo è vero ma soltanto apparentemente. Mi sono permesso di calcolare, secondo un’ipotetica tabella di prezzo, quali sono gli introiti (teorici, ovviamente) che il fisco acquisirebbe dall’applicazione del semplice principio dell’abbassamento delle aliquote. Ammettiamo di applicare un’aliquota fiscale del 20% fino ad un dichiarato di € 39,00 e del 19% per chi dichiara più di € 40,00.
Se facciamo una scaletta:
| GUADAGNO LORDO | ALIQUOTA (%) | RIMANENZA | IMPOSTA |
| 35 | 20 | 28 | 7 |
| 36 | 20 | 28,8 | 7,2 |
| 37 | 20 | 29,6 | 7,4 |
| 38 | 20 | 30,4 | 7,6 |
| 39 | 20 | 31,2 | 7,8 |
| 40 | 19 | 32,4 | 7,6 |
| 41 | 19 | 33,21 | 7,79 |
| 42 | 19 | 34,02 | 7,98 |
| 43 | 19 | 34,83 | 8,17 |
Notiamo che i due scaglioni successivi di reddito da applicarsi in concomitanza del subentro dell’aliquota inferiore (€ 40 e € 41) provocano, ovviamente, un abbassamento del gettito fiscale, ma che dal valore successivo in poi, il fisco inizia a incassare di più.
Fin qui potremmo anche accontentarci di questo risultato, invece ho voluto inserire nel calcolo un ulteriore elemento.
Ammettiamo di fare “l’avvocato del diavolo” e mettiamoci dalla parte del fisco che sicuramente non ha piacere che gli si abbassi il gettito, come possiamo migliorare la fase di passaggio di aliquota senza che il fisco ci rimetta e invogliando il contribuente a dichiarare di più? Semplice: blocchiamo ciò che spetta di RIMANENZA al contribuente finchè egli stesso non dichiara un guadagno lordo che permette al fisco di avere un introito maggiore rispetto all’aliquota precedente, ovvero nel caso sopra indicato la tabella dovrebbe essere così riscritta:
| GUADAGNO LORDO | ALIQUOTA (%) | RIMANENZA | IMPOSTA |
| 35 | 20 | 28 | 7 |
| 36 | 20 | 28,8 | 7,2 |
| 37 | 20 | 29,6 | 7,4 |
| 38 | 20 | 30,4 | 7,6 |
| 39 | 20 | 31,2 | 7,8 |
| 40 | 19 | 31,2 | 8,8 |
| 41 | 19 | 31,2 | 9,8 |
| 42 | 19 | 34,02 | 7,98 |
| 43 | 19 | 34,83 | 8,17 |
Così facendo l’interesse del CONTRIBUENTE è quello di DICHIARARE DI PIU’ perchè accedendo ad un aliquota di imposta inferiore la rimanenza di denaro a sua disposizione aumenta.
Ovviamente non credo che questo sistema sia perfetto, lungi da me pensare in questi termini, la perfezione non appartiene all’uomo, ma potrebbe essere una buona base di riflessione per proposte ancora più valide. Dopotutto se il nostro sistema fiscale è basato su la DICHIARAZIONE del proprio reddito, è ovvio che lo stato dovrebbe mettere in moto dei meccanismi affinchè questo venga fatto in maniera SPONTANEA, altrimenti dobbiamo imparare a convivere o con la paura di un controllo fiscale o con l’evasione.
Alberto.